Lo sapevo che andavamo a parare lì. La terapia. La tua terapia ora è la tua ragione di vita… peggio, la terapia è la tua dottrina. La sola dottrina secondo la quale si giudica il mondo. Tutto il mondo, non solo il tuo, anche il mio, il suo, il loro. Tutti dovremmo seguire la tua terapia e saremmo felici. Altre dottrine non sono ammesse, se una cosa non coincide con la terapia non la prendi in considerazione come plausibile.
Tu la chiami terapia, io lo chiamo indottrinamento paranoico, a questo livelli.
Perché nemmeno tu ammetti di capirlo fino in fondo. Non riesci a fare tuo quello che ti dicono, non assorbi, non elabori. Ripeti a pappagallo, non sai spiegarti, e dici che non sai se hai capito bene. E dici di non essere d’accordo con altre posizioni, solo perché sei convinto che la terapia sia l’unica tua salvezza.
Forse è giusto così. La terapia che non ti impone di lavorare su te stesso, ma ti offre una spiegazione di tutto nell’inconscio (come dici tu) forse non risolve, ma ti da l’illusione di risolvere, e ti fa sentire meglio. A me sembri solo più superbo di prima, ma quello che io penso non conta.
Io provo a dirti che ci sono percorsi diversi, tu mi dici che stai scoprendo modi di stare bene e che vorresti che tutti lo sapessero. Tu mi dici che il tuo modo è giusto, implicitamente mi dici che il mio non lo è.
Sinceramente, una volta che ho scoperto che ho problemi con l’altro sesso per traumi infantili, cosa mi cambia? Lo sapevo già. Qualcuno mi spiega però come trovare la forza per affrontare e superare questi traumi? A me questo interessa.
Soffrivo di ansia, tutte le sere. Ora è molto più occasionale. Mi hanno detto di non combatterla, di accoglierla, di pensare a tutte le cose che potevano darmi ansia, fino a trovare quella vera. Mi hanno detto di pensare e focalizzare il singolo momento, e di respirare a fondo. Ha funzionato. Con me ha funzionato sapere come fare. Se ho ansia oggi, una volta che capisco la ragione atavica della mia ansia, mi passa? No, a me no.
A te si? Bene per te. Avevi bisogno di una cura che soddisfacesse la tua necessità di capire le cose che non capivi, per te quello era il rompicapo. Ti sentivi imperfetto e inadeguato perché non capivi e non riuscivi ad raggiungere ogni cosa. Capire per dominare ogni cosa, la tua ansia di perfezione stava lì. E ora ci sei. Perfetto, ottimo.
Ma ancora sulle relazioni con gli altri non ci siamo. Non puoi pensare che se la cosa ha fatto bene a te fa bene a tutti, e tutti quelli che stanno male hanno necessità di fare quello che fai tu. A problemi diversi soluzioni diverse, a persone diverse necessità diverse.
Io non nego la terapia, non nego andare dal medico. Avevo alcuni problemi e li ho risolti insieme con un approccio a me più consono. Punto.
Non sopporto che tu ne parli sempre, e in modo così esclusivo.
Una persona a noi vicina soffre, e secondo te sono affari suoi, perché ha occasioni di confrontarsi e non lo fa. Questo è, come sempre il tuo metro di giudizio. Quella persona non è come te, ha bisogno di altro. Forse ha bisogno invece che di sentirsi dire “devi andare in terapia”, ha bisogno di amici che lo facciano parlare. Non basta dire “se vuole ci parla lui”, alcuni hanno bisogno di avere le condizioni giuste.
Ho passato mesi con una amica che non voleva parlare, accettavo che lei non volesse parlare, la sfinivo io con le mie elucubrazioni. Dopo un po’ si è sentita a suo agio e mi ha parlato, ne aveva di cose da dire, non erano elucubrazioni, erano traumi veri. Si è aperta. Ci siamo allontanate, ma so che ora sta meglio. So che grazie a me si è aperta, e non ha avuto più bisogno di me.
Un amico ha provato ad aprirsi, non era un amico, avevamo iniziato una relazione. Io non ero interessata alle sue paranoie. La nostra storia è finita un po’ male, in generale. Due anni ha scelto una vita di uscita drastica dai suoi problemi. E io mi rammarico di non aver avuto più pazienza nell’accogliere le sue sofferenze.
Ho avuto bisogno di aiuto, comprensione, aiuto. Non l’ho trovato nei miei amici. Per fortuna ho capito che mi serviva, e l’ho chiesto altrove.
Per tutti questo motivi me la prendo con te.
Non abbiamo bisogno di dottrine assolute. Noi no.Tu si, ottimo, bene.
Amen.
E ora lasciaci in pace.
Io mi voglio preoccupare dei miei amici.
E poi la stronza ero io.