terapia, terapeuti, terapeandi…

9 11 2009

Lo sapevo che andavamo a parare lì. La terapia. La tua terapia ora è la tua ragione di vita… peggio, la terapia è la tua dottrina. La sola dottrina secondo la quale si giudica il mondo. Tutto il mondo, non solo il tuo, anche il mio, il suo, il loro. Tutti dovremmo seguire la tua terapia e saremmo felici. Altre dottrine non sono ammesse, se una cosa non coincide con la terapia non la prendi in considerazione come plausibile.

Tu la chiami terapia, io lo chiamo indottrinamento paranoico, a questo livelli.

Perché nemmeno tu ammetti di capirlo fino in fondo. Non riesci a fare tuo quello che ti dicono, non assorbi, non elabori. Ripeti a pappagallo, non sai spiegarti, e dici che non sai se hai capito bene. E dici di non essere d’accordo con altre posizioni, solo perché sei convinto che la terapia sia l’unica tua salvezza.
Forse è giusto così. La terapia che non ti impone di lavorare su te stesso, ma ti offre una spiegazione di tutto nell’inconscio (come dici tu) forse non risolve, ma ti da l’illusione di risolvere, e ti fa sentire meglio. A me sembri solo più superbo di prima, ma quello che io penso non conta.
Io provo a dirti che ci sono percorsi diversi, tu mi dici che stai scoprendo modi di stare bene e che vorresti che tutti lo sapessero. Tu mi dici che il tuo modo è giusto, implicitamente mi dici che il mio non lo è.
Sinceramente, una volta che ho scoperto che ho problemi con l’altro sesso per traumi infantili, cosa mi cambia? Lo sapevo già. Qualcuno mi spiega però come trovare la forza per affrontare e superare questi traumi? A me questo interessa.
Soffrivo di ansia, tutte le sere. Ora è molto più occasionale. Mi hanno detto di non combatterla, di accoglierla, di pensare a tutte le cose che potevano darmi ansia, fino a trovare quella vera. Mi hanno detto di pensare e focalizzare il singolo momento, e di respirare a fondo. Ha funzionato. Con me ha funzionato sapere come fare. Se ho ansia oggi, una volta che capisco la ragione atavica della mia ansia, mi passa? No, a me no.
A te si? Bene per te. Avevi bisogno di una cura che soddisfacesse la tua necessità di capire le cose che non capivi, per te quello era il rompicapo. Ti sentivi imperfetto e inadeguato perché non capivi e non riuscivi ad raggiungere ogni cosa. Capire per dominare ogni cosa, la tua ansia di perfezione stava lì. E ora ci sei. Perfetto, ottimo.

Ma ancora sulle relazioni con gli altri non ci siamo. Non puoi pensare che se la cosa ha fatto bene a te fa bene a tutti, e tutti quelli che stanno male hanno necessità di fare quello che fai tu. A problemi diversi soluzioni diverse, a persone diverse necessità diverse.
Io non nego la terapia, non nego andare dal medico. Avevo alcuni problemi e li ho risolti insieme con un approccio a me più consono. Punto.
Non sopporto che tu ne parli sempre, e in modo così esclusivo.

Una persona a noi vicina soffre, e secondo te sono affari suoi, perché ha occasioni di confrontarsi e non lo fa. Questo è, come sempre il tuo metro di giudizio. Quella persona non è come te, ha bisogno di altro. Forse ha bisogno invece che di sentirsi dire “devi andare in terapia”, ha bisogno di amici che lo facciano parlare. Non basta dire “se vuole ci parla lui”, alcuni hanno bisogno di avere le condizioni giuste.
Ho passato mesi con una amica che non voleva parlare, accettavo che lei non volesse parlare, la sfinivo io con le mie elucubrazioni. Dopo un po’ si è sentita a suo agio e mi ha parlato, ne aveva di cose da dire, non erano elucubrazioni, erano traumi veri. Si è aperta. Ci siamo allontanate, ma so che ora sta meglio. So che grazie a me si è aperta, e non ha avuto più bisogno di me.
Un amico ha provato ad aprirsi, non era un amico, avevamo iniziato una relazione. Io non ero interessata alle sue paranoie. La nostra storia è finita un po’ male, in generale. Due anni ha scelto una vita di uscita drastica dai suoi problemi. E io mi rammarico di non aver avuto più pazienza nell’accogliere le sue sofferenze.
Ho avuto bisogno di aiuto, comprensione, aiuto. Non l’ho trovato nei miei amici. Per fortuna ho capito che mi serviva, e l’ho chiesto altrove.
Per tutti questo motivi me la prendo con te.
Non abbiamo bisogno di dottrine assolute. Noi no.Tu si, ottimo, bene.
Amen.

E ora lasciaci in pace.

Io mi voglio preoccupare dei miei amici.

E poi la stronza ero io.





vibrazioni piacevoli

30 09 2009

una giornata intera in riunione, lunga, intensa, molto produttiva
e la mia testa altrove

no, la mia testa era proprio lì, in quella stanza, dall’altra parte del tavolo, ma non era sulle parole che venivano dette, ma sulla persona di fronte a me

respiravo vibrazioni piacevolissime in quella stanza

parlare di lavoro e pensare a quelle vibrazioni, assorbirle, goderle… e uscire sfatta, stanca, con le labbra leggermente arcuate all’insù, con un leggero ghigno di gioia e gli occhi un po’ persi nel vuoto…

mi ha chiesto il numero, per lavoro?





ci risiamo?

15 09 2009

mi sento tornato indietro di mesi, forse anche un paio d’anni. in uno di quei periodi in cui non capisci come mai ti metti totalmente a disposizione e poi ti penti all’istante, perchè gli altri non si mettono “totalmente” a disposizione e tu ti trovi ad essere nella posizione a te più scomoda che nemmeno avevi immaginato. e comunque è colpa tua, inutile lamentarsi.

ritorna una amica dopo tanto tempo, tu arranchi tutto il giorno in ufficio perchè non stai bene, speri che la serata salti, speri che a qualcuno venga in mente che in settimana magari si può fare qualcosa di tranquillo. e come un deficiente, come tanto tempo fa, non esterni con tranquilla fermezza le tue esigenze. Sto male, per l’occasione riuncio ad altri impegni, vorrei che ci si vedesse presto, vicino casa mia, una cosa veloce e poco costosa. Non lo faccio, per lasciare spazio alla festeggiata. Che forse mi sono scordato essere una delle persone meno propositive (stranamente) che io conosca, viene a trovarci e non ha mai desideri su cosa fare, dove andare, cosa mangiare, come se questo posto non avesse per lei legami o ricordi… e io succede che alla mi metto a disposizione con qualche sforzo perchè lei faccia quello che le pare, ma alla fine finisco per fare quello che pare agli altri, che vedo tutti i giorni. Qualcosa non mi torna.

ci vediamo tardi, così sono ancora in ufficio a passare il tempo, ci vediamo lontano, e probabilmente spenderemo soldi in una cena che non mi gusterò perchè a cena fuori in questo periodo con i miei problemini di salute non potrei proprio andare… Ci provo a pensare a qualche pezzo positivo di questa equazione, ma nemmeno il piacere di una serata tra amici mi tira su. No perchè ahimè mi sento ributtato all’indietro, a quando l’amica ancora viveva qui, e di situazioni fastidiose come queste ne avevo fin sopra i capelli. Sono a terra, forse c’è un po’ di febbre che mi si insinua nella testa, e lo sforzo di vedere la serata come una festa allegra per festeggiare Sara non c’è… mi sembrerà di essere tornato al periodo in cui non volevo più farmi trattare in un certo modo, non volevo più che la mia disponibilità finisse con il ritorcermi contro, che il mio fare le cose per gli altri anche sforzandomi venisse letto dagli altri come “il disaglio di un rompicoglioni che non è mai contento”.

ci risiamo, avevo fatto passi da gigante, avevo raggiunto livelli di tranquillo distaccamento dalle esigenze altrui, e avevo conquistato un certo margine di sano e sereno egoismo, che mi faceva stare tranquillo e apparire tranquillo. allora cosa mi è successo? è lei che invece di essere mia complice come una volta mi sta riportando indietro? mi sento in posizione debole, e non sento di avere più il mio vecchio alleato di sempre. lei là, in avanti, io qui, scaraventato indietro

che sia solo per questa sera però





affari di famiglia

8 08 2009

non vivo più con i miei da molto tempo, ma spesso mi dimentico il perchè. una famiglia bella, affettuosa, premurosa, basata su tanti ottimi principi. Molto premurosa, molto presente, molti principi. Tanto che per vivere la vita a modo tuo te ne devi andare via… e quando ogni tanto ritorni l’effetto è quasi terapeutico, capisci un tassello in più di quello che sei. Di come mai sei arrivato a soffrire di ansia ad esempio, di come mai senti il bisogno di parlare tanto e ripetere mille volte le tue ragioni, di come ti fai mille scrupoli e mille paranoie su tutto anche con le migliori intenzioni, di com’è che spesso le tue migliori intenzioni non vengono percepite anzi viste come una tua sofferenza…

Capisci tutto questo, capisci anche che tu hai assorbito anche solo una parte di quello che invece, una volta ogni tanto, ti ritrovi a vivere. Sei la sintesi della tua famiglia, a volte ti senti addirittura di aver preso un po’ del peggio di tutti, se il risultato finale sono comunque ansie e insicurezze.

Capisci tutto questo in un periodo in cui senti che stai diventando grande e che dovresti cominciare a imparare a essere adulto, e la cosa ti spiazza. Senti che da solo non ce la farai, senti che prima o poi i tuoi non ci saranno più e tu dovrai già da ora imparare a cavartela da solo, a prendere le decisioni da solo, a non poterti rifugiare anche solo con una telefonata sotto l’aluccia di mamma chioccia.

Ed è tutto terapeutico. Perchè avere dei genitori che dopo anni che vivi da solo ti trattano ancora come un bambino, e la cosa ti va più che stretta, non può che essere un grande stimolo per staccarti ancora di più da quell’aluccia e cominciare a cavartela da solo. Quell’aluccia che sembra tanto calda e rassicurante perchè la guardi dall’esterno, da quella distanza che tu anni fa hai capito essere vitale per farti la tua vita. Ti piacerebbe poterla accorciare, perchè affacciarsi al mondo adulto spaventa e tornare vicino allo scoglio ti lascia un margine per aggrapparti se non ti senti sicuro di nuotare al largo.

A volte pensi anche che prima o poi lo “dovrai” fare, di accorciare quella distanza, i genitori diventano vecchi e avranno bisogno di te, pensi che vivi lontano e magari che vuoi stare un po’ con loro ogni tanto, che a loro faccia piacere, cominci insomma a stare un po’ con loro più consapevolmente prima che la necessità, i rimorsi, i sensi di colpa di figlio snaturato si facciano avanti. E allora gli concedi il tuo tempo, sperando non si sa su quali basi che lo apprezzino e che te lo dimostrino. Sperando perlomeno che si rendano conto delle tue esigenze di adulto e si comportino con te come tale, solo questo chiedi.

Ma gli scrupoli sono solo tuoi. Non capisci che con te o senza di te la loro vita va avanti. La loro e quella dei tuoi famigliari, oramai abituati alla distanza, va avanti e tu non sei contemplato. Che gli sforzi che fai tu, sono solo esigenze tue, spesso non bilanciate da sforzi altrui. Che le tue esigenze non vengono viste, perchè non previste da uno schema quotidiano di cui tu non fai parte e in cui tu, se ti ci affacci, vieni inglobato come un elemento in più parte del meccanismo, non come meccanismo con le sue ruote e le sue regole che vorrebbe per un attimo affiancarsi a quello principale.

E ci rimani male, molto male…

E ti dai del cretino. La colpa è solo tua. Non tanto di essertene andato, era vitale andarsene. Ma di pensare che come tu ogni tanto pensi che sia bello tornare e stare un po’ con la famiglia, la famiglia pensi altrettanto. Non che tu sia rifiutato o trattato male, anzi. Ma torni ed è come non fosse cambiato nulla, ritorna il premuroso soffocamento che ti ha fatto andare via. Gli scrupoli che ti fai tu nei loro confronti sono solo tuoi. Sei cresciuto, hai sentimenti e attenzioni che prima non avevi. Torni dai tuoi come un ospite che ha voglia di fare un viaggio, come un evento speciale. E dall’altra parte di speciale non vedi un gran che. Sforzi per venire incontro al (quasi) adulto che stai diventando ce ne sono pochi. Non sei l’ospite d’onore con le sue esigenze come forse vorresti sentirti trattare. Non perchè io voglia essere speciale, ma perchè sono una persona cresciuta nella sua indipendenza e individualità e quello vorrei che fosse riconosciuto.

Tu interrompi la tua vita per andare da loro, per stare con loro, per parlare con loro. Ma loro non la interrompono per te, ti includono come parte della loro a prescindere dalla tua sacrosanta individualità. In questo senso la loro vita va avanti anche senza di te. I meccanismi non cambiano che tu ci sia o meno. E’ terapeutico rendersene conto. Sarà vitale ricordarsene la prossima volta che pianificherò un periodo con loro. Per non restarci più male.

L’ho capito con gli amici, farsi i fatti propri per stare bene io fa bene a tutti. Farsi meno paranoie e scrupoli che tutti siano a posto, lottare meno affichè le tue ragioni siano chiare e condivise. Tutto inutile perchè passi tu per l’incazzoso, l’acido, lo stronzo, anche se animato dalle migliori intenzioni. Mi ci sono voluti 10 difficili giorni di convivenza per capire che la cosa vale anche in famiglia. Ci soffro, perchè da “esterno” vedo meccanismi sofferti ai quali vorrei mettere un po’ d’olio, ma non capisco che questi meccanismi oramai consolidati non vogliono farsi oliare da nessuno. Sono la loro vita.

E questo mi deve dare molto più stimolo per vivere la mia. La distanza è vitale, la paura delle responsabilità non mi deve far dimenticare che senza questa distanza tornano ansia e insicurezza, tornano il soffocamento, tornano i mal di fegato. Troppo affetto, troppa premura, troppi principi portano anche a questo.





surreale

4 08 2009

qui, in questa stanzetta piccola ma più affollata del previsto, ascolto musica divina in streaming a tutto volume in cuffia, per coprire rumori di vita in sottofondo, di una vita che non mi appartiene ma non so perchè ancora una volta incoscientemente sono quasi andata a cercarmi… e non so perchè non funziona l’audio e non riesco a vedermi un film, allora ascolto musica da youtube, e mi tengo impegnata. è strano inventarsi un modo per occupare il tempo in modo più o meno dignitoso perchè c’è gente intorno che ti osserva… volevo una stanza ttta per me, e invece no. una settimana compromessa e complicata da questo piccolo dettaglio.

surreale questa situazione, un dettaglio che può influenzare così tanto un pezzo di vita

surreale questo scrupolo che ancora una volta mi faccio, ma che ora più di prima mi rendo conto essere solo mio…

la smetterò di essere surreale e diventerò concretamente egoista e menefreghista? forse così vivrò meglio…

inutile pensare ai cazzi altrui sperando che gli altrui rispettino i miei di cazzi. inutile. a ognuno i cazzi propri, in un surreale turbinio di falsità almeno ce ne stiamo tranquilli e consapevoli di ciò che non accade

esperimento di flusso di coscienza in internet. digito senza pensare troppo a quello che digito. parole emergono schioppano muoiono senza aver lasciato un senso da nessuna parte… qui in fondo al cuore, al mare, allo schermo, a quello che ti pare… qui, forse, no, mai… mi fa male la schiena. vorrei avere la semplicità di un bambino e l’ingenuità di un genitore che pensa che cantare canzoni idiote una sera d’estate sia figo… io preferisco la musica a palla in cuffia. io vorrei potermi vedere un film. non credo che l’esperimento sia riuscito, ma fa niente.





momento giù

25 07 2009

non sapevo se scrivere momento giù o momento malinconico

sono molto stanca. in teoria sto facendo una cosa molto figa, per lavoro. una cosa davvero molto ma molto figa, che mi fa viaggiare per l’italia e mi mette molto a contatto con il territorio e la sua gente. la volevo questa cosa, la volevo tempo fa, come spesso mi accade, le cose mi capitano un po’ lentamente, quando oramai non le voglio più con tanta bramosia… Ora ci sono in mezzo, è stancante, è anche molto bello, ma io mi guardo intorno come un’aliena… è facile guardare e dire cosa non va quando non si è responsabili di quello che deve andare, lo so, io mi perderei un sacco di pezzi, ma non riesco a non guardarmi intorno pensando “ma qui sono tutti matti”… Lo pensi, lo dici diplomaticamente, e poi ti adegui e vai avanti senza particolari scompensi emotivi se non solo tanta stanchezza. Per fortuna ora sto bene e so affrontare così queste cose, fino a qualche mese fa avrei avuto crisi di nervi continue e il fegato gonfio di rabbia…

sono molto stanca, e demotivata. non c’è tempo per fare tutte le cose che devo fare, per godere delle cose, per pensare, ma allo stesso tempo questa mancanza di tempo fa venire a galla tanti pensieri e tante cose, e tutto questo si prende un po’ a pugni, con il risultato di buttarmi un po’ giù…

mi sento un po’ fuori luogo. mi sento scollata tra la mia età e quello che sono. ora che lavorativamente parlando sono uscita da un tunnel, comincio a pensare che alla mia età sono praticamente tornata indietro e la cosa non mi va… intraprendere una nuova strada, ok, ma io sono e valgo di più. A me sta far tesoro di questa rinata consapevolezza e ambizione, che un capo stronzo aveva ucciso per 4 anni, e rimettermi in carreggiata per recuperare le mie posizioni.

allo stesso tempo penso alla mia vita, alla mia solitudine, in un periodo in cui nuove famiglie nascono, io mi trovo sempre sola… mi trovo sola, ma circondata da maschi infimi e inaffidabili… ed ecco che mi riemerge una sensazione di quello che vorrei così forte quasi a dirmi “fino a che non trovi questo, inutile che ci rimugini sopra”, e una scarsa fiducia sul fatto che mai lo troverò… ma con la consapevolezza che quello che voglio vale, il resto non vale proprio niente… Dopo l’ultima pesante delusione, dopo l’ultima frantumazione di cuore, urlai forte e silenzioso un MAI PIU’… non voglio più affrontare sofferenze se non ne vale la pena… voglio che la prossima volta sia quella giusta.

forse qualcuno mi ha ascoltata

ma quanto dovrò aspettare?
voglio anche io la mia canzone…

(del fiume, giusto per)





l’amico enigmatico

11 07 2009

pare che sia circondata dai migliori amici del mondo…

Fatto: alcuni amici ogni anno appena arrivano i primi soli passano ogni weekend fuori al mare a casa di uno di loro. io, ma non solo io, ogni tanto ci andiamo, spesso no, anche perchè ci piace fare altro che blindarci tutte le estate in modo regolare in un unico posto, con tutte le cose belle che capitano d’estate!! Però ogni tanto ci andiamo, magari anche solo in giornata la domenica

Ebbene, per DUE dico DUE weekend di fila, sono andati senza dirmi niente.
e alle mie battute in materia, ho ricevuto solo silenzi

è così, ci sono persone che ignorano i problemi, l’importante è vedersi in centro, cercare il posto figo dove fare l’aperitivo, parlare di berlusconi o di politica in modo superificiale. Pare quasi un incontro formale tra estranei

C’è chi poi ha una doppia vita, che ogni tanto fa trapelare, con mezze parole e mezze frasi, e va tutto bene, salvo se prendi impegni e magari sai già che non li puoi rispettare perchè il lui o lei di turno che ancora non ci hai presentato da mesi, che ancora non ha lo status di persona degna di essere nominata, richiede la tua presenza, e va bene. in sé. quello che non va bene è non rendere conto a una vita dell’altra. Non c’è niente di male ad avere altri amici, o storie torbide nascoste, c’è di male essere enigmatici e complicati con le persone che dici di adorare….

lo dici, lo pensi? di certo non lo dimostri





Elucubrazioni arretrate

28 05 2009

ho un accumulo di elucubrazioni arretrate da sbrogliare…
mi sa che vado di pillole

- terremoto in abruzzo: l’ho sentito, mi sono svegliata di notte e si muoveva tutto. l’istinto è stato di fare qualcosa che non rientra nelle buone pratiche che ti dicono di fare per salvarti la vita. buono a sapersi. sono in paranoia da allora, ad ogni vibrazione ho paura che crolli la casa… e sono tra quelli che non ha donato un euro perchè crede che il nostro governo dovrebbe averli già i soldi da amministrare, e crede che mandando un sms non ci si lavi la coscienza dalla malagestione del nostro territorio. i terremotati sono vittime dietro a cui nessuno deve schermarsi per lavarsi delle proprie responsabilità. io sono responsabile di non aver fatto la mia parte per loro, non manderò l’euro per sentirmi meglio. raccogliamo materiale, andiamo OGGI ad aiutare nei campi, ora che la disperazione della vita nelle tendopoli si fa più urgente, ora che la gente non parla più di loro, ora che nessun premier regala denti alle vecchiette, ora che si sentiranno invasi dall’indotto del G8 vergognosamente dirottato da quelle parti, chi dice per mandare là soldi che sarebbero stati “sprecati” alla Maddalena (chiedete ai sardi che hanno investito tutta la loro riqualificazione su questo evento e ora si sentono abbandonati) chi dice per impedire ai dimostranti di esercitare il loro sacrosanto diritto di manifestare… mi sogno la notte che vado all’aquila ad aiutare, ma ancora non ho le palle per farlo.

- l’amica paranoica. porella, il mondo le crolla sempre addosso qualunque cosa faccia. il suo ego si manifesta così, lamentandosi sempre. e allora si fa aiutare da uno specialista, e anche lì tutto gira intorno a lei. lei non presta troppa attenzione ai problemi altrui, e da quando è in terapia è anche peggio. è sempre più il mondo che deve prestare attenzione ai suoi problemi. io non ce la posso fare… ognuno sia pure egoista nelle proprie paranoie, nelle proprie depressioni, ma non dimentichi che anche gli altri hanno il diritto di esserlo. ho troppe cose nella mia testa per appassionarmi delle cose nella testa degli altri, soprattutto di altri che della mia testa conoscono poco e non si sforzano nemmeno un po’. ci ho provato, ora deve farcela da sola, che essere una amica disponibile e avere in cambio paranoie e rimproveri e silenzi e disinteresse non mi va proprio…

- regali di compleanno. bah… donare è una gioia, donare in gruppo permette di dare una gioia economicamente maggiore. c’è sempre chi fa di più e chi fa di meno. c’è sempre chi prende l’iniziativa e poi si lamente che gli altri non fanno nulla. c’è sempre chi si chiede “ma chi me lo fa fare?”, c’è sempre chi è disponibile…. e poi, ovviamente, quando tocca a lui, subisce scazzi, divisioni, silenzi, e si trova i regali più brutti di tutti!

- il collega che ce l’ha con me. continua a non parlarmi. ho fatto un tentativo, in occasione di qualcosa di molto più grande di noi, non mi ha risposto. a me spiace, non dico che dobbiamo recuperare l’amicizia e l’intesa di una volta, ma almeno una sana e pacifica convivenza si. mi imbarazza nei rapporti con gli amici comuni. e poi, lasciare che il lavoro interferisca così è davvero un po’ triste.





sull’amicizia/2, ovvero l’amico egoista

23 03 2009

è così, non penso di poter più giustificarlo, gli voglio bene, ci conosciamo da tempo, ci divertiamo insieme, ma non posso più evitare di dirlo… è una persona egoista, è un amico egoista su cui è meglio non contare. non so come altro definirlo.

l’egoismo delle persone spesso passa inosservato. spesso non lo notiamo perchè i gesti sono piccoli, spesso insignificanti, spesso nascosti da altre cose belle e piacevoli che non ce lo fanno vedere. Poi succede che qualcuno ha bisogno dei suoi amici, magari per una cosa non di vita o di morte, ma comunque importante. magari una cosa tipo un trasloco. e capita che alcune persone, magari tra queste quelle con il carattere più spigoloso e meno affabile e quindi per questo tacciate di egoistica cattiveria, o magari quelle che per altri impegni di vita non sono sempre fisicamente presenti, ecco capita che quelli su cui magari pensi di non poter contare, sono i primi a farsi avanti… sono quelli che sacrificano il weekend, ti recuperano e guidano il furgone, trasportano tutti i mobili su e giù… E poi invece capita che l’amico pacato, bonario, affettuoso, è il primo a inventare scuse su scuse che nemmeno capisci, quando l’unica vera ragione è “non ho voglia preferisco andare al mare che spostare mobili, preferisco fare un cazzo piuttosto che spostare mobili”

ma dai?
pensa che io passo l’estate a spostare mobili di chiunque perchè mi diverto, al mare invece al confronto mi annoio…

succede, e ci rimani male la prima volta.

succede che altri amici abbiano bisogno di una mano per il trasloco, magari quegli stessi che si sono tanto prodigati per il primo, e succede che NESSUNO risponda, nemmeno negativamente… ma come? lui si sbatte per gli altri e nessuno si sbatte per lui? ma non ci sono pesi che non tornano sulla comunque ineguale bilancia dell’amicizia??

e ci rimani male la seconda volta

e cominci a riflettere sul significato di certe amicizie, come già detto. ora non solo si è disponibili solo quando si tratta di divertirsi e rilassarsi insieme e non per le seghe mentali altrui, ma nemmeno per i problemi logistici, che sono più faticosi fisicamente ma non “mentalmente”.
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sull’amicizia e altre piccole questioni

16 03 2009

Amicizia, amici… non sono forse il sale della vita? Non sono forse coloro che ci completano, che ci identificano, che danno spesso spazio al realizzare quello che siamo noi in realtà?

E’ davvero così?

Un ex collega mi disse una volta che secondo lui gli amici li devi accettare così come sono, come fossero parte della famiglia, che ti trovi e che non puoi scegliere. Io mi sono sempre ribellata a questa idea. Gli amici sono la famiglia che mi scelgo, sono persone con cui condivido qualcosa e amo a prescindere dal legame di sangue. Sono persone con cui ho passato esperienze particolari, o che condividono alcuni miei interessi, o che sono caratterialmente così compatibili con me da essere davvero fondamentali nella mia crescita e lotta quotidiana.
Sono persone che, come un fidanzato, possono anche deludermi e la “storia” può anche finire. Non siamo obbligati a frequentarci, non è nemmeno bello stare soli per carità… ma anche per gli amici vale il “meglio soli che male accompagnati”?

Per me si

Ho amici che mi hanno profondamente delusa. Nel tempo si cresce, si cambia, si scoprono lati reciproci che non ci piacciono. Ma poi alla fine diventa quasi come diceva quel collega, li accetti così come sono e vai avanti, quasi come una famiglia. Continui a vederli per abitudine, perchè ti piace avere un gruppo di riferimento. Ma la vera natura del rapporto cambia. Necessariamente cambia. Con alcuni diventa più profonda, con altri si annulla e si arriva al livello di conoscenza. Il problema è quando si arriva a un punto in cui ti chiedi, ma è vera amicizia? su cosa si basa questo rapporto? siamo egoisti nel volere amici per nostro piacere e diletto e quando hanno bisogno di noi come ci comportiamo? Io se è profonda amicizia do molto, ma quando non ricevo nulla in cambio, penso di aver sprecato il mio tempo, e allora tanti saluti. Mi passa la voglia di preoccuparmi, di organizzare, di pensare, di fare… di cercarli.

Tutto questo cappello introduttivo per dire una cosa. Dove finisce l’egoismo e inizia l’amicizia vera? Io non lo so, e dopo oggi sono sempre più depressa. Una amica cara, ora lontana, ha subito un lutto, tutti concordi nell’andare a trovarla, ma poi stringi stringi, passano i mesi e non si trova un’accordo, lo si trova e iniziano le defezioni… “non ce la faccio”… ma che ragione è??? Una amica ha bisogno di noi per un motivo serio e grave, e noi siamo presi dalle nostre mille piccole inutilità da non poter trovare un po’ di tempo e un po’ di soldi per andare da lei?

allora mi dico, non è vera amicizia. io mi defilo quando una cosa non mi interessa troppo… e allora, tutti quei sabati e domeniche, chiacchiere, idee, progetti… per chi o cosa vengono fatti? per noi stessi o per gli altri?
l’amicizia cos’è oramai?

per qualcuno è farsi compagnia, stare insieme sempre e comunque e per diletto. per altri è anche dare e poter contare sull’altro… io sono di questo secondo gruppo. se do, se semino e non raccolgo, ho seminato male, o ho sbagliato io semi o ho sbagliato il campo su cui seminare. Se ti do 100 quando ne hai bisogno e in cambio non ottengo nemmeno 10 quando io ho bisogno di te, a me non sta bene. Gli amici si scelgono, si trovano per caso, ma non si sposano.

Poi so che l’amica in questione è più rilassata di me, so che noi tre che andremo le bastiamo, ma io mi sento male per lei… Una manica di egoisti che in tutti questi mesi non ha saputo mettere da parte i propri cazzi davanti alla sua tragedia. Ecco chi sono gli amici.